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FRANCESCA RACCONTA

‘Ho vissuto un’esperienza unica, di fatto indimenticabile’

Sono stata coinvolta nel progetto fin dai suoi esordi, contribuendo con la mia ventennale esperienza come designer del gioiello. Il mio compito era di rendere indossabile, senza snaturare, il tradizionale gioiello Maasai. Le sfide iniziali sono state numerose: insegnare alle donne a lavorare in gruppo, a contare, spiegare loro i concetti basilari legati al commercio. Le donne hanno risposto in modo molto positivo e nell’arco di sei mesi è stata realizzata la prima collezione di gioielli. Nel 2007 ho trascorso due settimane in Tanzania lavorando con Hellen, una donna Maasai che ho formato come artigiana, insegnandole ad affrontare tutti i problemi legati alla produzione.

Nel settembre 2008 ho trascorso altre 3 settimane in Tanzania lavorando sulla seconda collezione. Ho mostrato a Hellen come produrre 25 nuovi modelli e ho lavorato per alcuni giorni con le leader delle donne Maasai di Mkuru, insegnando loro come produrre cinque dei nuovi modelli.

L’aspetto legato al design dei gioielli ha rappresentato una sfida interessate. Ho iniziato il mio lavoro analizzando i tradizionali modelli Maasai, per poi individuare le soluzioni necessarie a risolvere alcuni problemi pratici come, ad esempio, collane rigide e senza ganci, orecchini troppo pesanti, bracciali ‘permanenti’ o indossabili solo con l’aiuto di un’altra persona, filo di ferro che si arrugginisce facilmente, ecc. Ideando i nuovi modelli ho dovuto pormi dei limiti nell’uso dei materiali, in quanto solo alcuni erano disponibili in loco, quali perline di vetro, filo di ferro, nylon, inserti in plastica ricavati dalle taniche d’acqua. Inoltre è importante considerare che le donne utilizzano esclusivamente le mani per fabbricare i gioielli e non si avvalgono in alcun modo di attrezzi.

Prima di tutto ho insegnato ai miei studenti dello IED di Milano le tecniche da utilizzare per realizzare le principali trame alla base dei gioielli Maasai, quali il cerchio su un singolo asse, il cerchio con quattro o più raggi, il quadrato, il rettangolo. Poi li ho lasciati liberi di creare nuove forme geometriche, nuove composizioni, nuovi ganci utili sia per le collane che per i bracciali. Come Art Director il mio compito è stato quello di supportare e incoraggiare gli studenti, scegliere i migliori modelli e selezionare i colori dell’intera collezione.

Le due collezioni sono abbastanza differenti tra loro dal punto di vista estetico. La prima collezione è molto più “maasai” in termini di look, in quanto non sapevamo come le donne avrebbero accettato le modifiche apportate ai loro gioielli tradizionali. Tuttavia, visto il loro interesse nei confronti dei modelli che più si allontanavano da quelli tradizionali, abbiamo deciso di produrne altri che seguissero maggiormente gli orientamenti della moda.

Le donne sono diventate molto più abili nella produzione di gioielli di alta qualità mentre io ho imparato molto nell’osservarle lavorare. Inizialmente ero certa che avrei dovuto insegnare loro a utilizzare gli strumenti per tagliare il filo di ferro ma ho subito imparato che è possibile spezzarlo senza dover utilizzare attrezzi, basandosi semplicemente sulla propria esperienza e sulla conoscenza delle caratteristiche fisiche del metallo. Durante i giorni trascorsi lavorando con le donne nella savana, sotto il sole africano, non ho incontrato alcun problema: anche se io non conoscevo la lingua maa o lo swahili e loro non parlavano né l’inglese né l’italiano, questo non ha rappresentato un limite. Mi è stato sufficiente imparare cinque parole e i primi dieci numeri in swahili e tutte le barriere comunicative sono state frantumate: le donne hanno accettato con entusiasmo la mia presenza, dando vita a una situazione di apprendimento reciproco.

Durante la mia carriera come orafa e insegnante di design del gioiello mi sono spesso interrogata sul significato legato alla produzione di oggetti superflui, pur nella consapevolezza che la società umana si decora fin dalle sue origini. Lavorando con TMWA ho finalmente scoperto l’importanza del mio contributo personale all’interno del processo creativo di produzione dei gioielli.

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